La necessità di fare fronte comune per la sopravvivenza del genere umano e del pianeta

Tra Covid-19 ed eventi meteorologici straordinari il mondo per come lo conosciamo è destinato a cambiare irreversibilmente?

Il 2020 tra pandemia, calamità naturali e perdite economiche

Il Covid-19 si è affacciato in Occidente circa a dicembre dello scorso anno-c’è chi ne data la sua comparsa ancora prima-ma l’esplosione della pandemia e le conseguenti misure restrittive funestano le nostre esistenze da un anno, periodo che passerà senz’altro alla storia cone l’annus horribilis. Ma il 2020 e gli anni a venire sono destinati, purtroppo, a passare alla storia come catastrofici se non porremo un freno al nostro modus vivendi globalizzato ed iper produttivo.

Secondo la stima del Swiss Re Institute sulla prima metà del 2020 le catastrofi naturali ed i disastri causati dall’uomo hanno fatto registrare perdite economiche a livello mondiale pari a 75 miliardi di dollari: sul totale dei danni le catastrofi di origine naturale hanno causato perdite per 72 miliardi di dollari contro i 52 del primo semestre del 2019. I restanti 3 miliardi di dollari di perdite derivano dai disastri annoverabili all’uomo, in calo rispetto ai 5 miliardi del primo semestre, diminuzione riconducibile alla pandemia, che, a causa dei lockdown imposti in tutto il mondo, ha di fatto bloccato l’attività economica.

L’uomo contemporaneo e le preoccupazioni legate alla sua sopravvivenza

Oltre ai danni economici ovviamente i dati peggiori riguardano la perdita di vite umane: calamità naturali come tempeste di vento, violente piogge, incendi ed inondazioni, eventi che hanno coinvolto dalla California all’Australia, sono costati la vita a più di 2000 persone nel primo semestre di quest’anno. Senza contare le perdite causate dalla pandemia, che ad oggi totalizza 1.244.003 decessi e 55.928.327 casi di contagio nel mondo confermati dall’inizio della diffusione del virus. Ma gli esperti sostengono che in futuro i fenomeni meteorologici estremi saranno sempre più frequenti e distruttivi. Secondo un rapporto del gruppo assicurativo mondiale Axa, la salute risulta la priorità per le persone, mentre si allenta l’attenzione verso l’ambiente, inspiegabilmente, dato che

appare elementare come i due elementi siano strettamente correlati. I rischi di sopravvivenza del genere umano non hanno a che fare solo con la salute o con la situazione economico-finanziaria, ma sono indissolubilmente legati anche al cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico e le sue criticità

Gli improvvisi mutamenti dovuti al riscaldamento dell’atmosfera del nostro pianeta portano allo scioglimento dei ghiacci polari e ad altre conseguenze che si stanno rivelando disastrose per l’ecosistema e quindi per noi stessi, quali alluvioni, bruschi temporali, estinzioni di specie animali.

Sono 15 le situazioni critiche e riguardano la formazione del ghiaccio artico estivo, il ghiaccio della Groenlandia, il ghiaccio antartico occidentale, la circolazione termoalina dell’Atlantico, la El Nino-Southern Oscillation, il monsone estivo indiano, il monsone occidentale Sahara/ saheliano, la foresta tropicale amazzonica, la foresta boreale, l’Antarctic Bottom Water, la tundra, il permafrost, gli idrati di metano nel mare, la perdita di ossigeno negli oceani, l’ozono artico.

Una delle conseguenze dovute allo scioglimento dei ghiacci è l’innalzamento dei livelli del mare, processo che si sta verificando più velocemente di quanto previsto. Se la situazione continua a peggiorare, questo aumento potrebbe mettere a rischio vaste aree costiere, sia in Europa che nel resto del mondo.

Conseguenze del cambiamento climatico

L’incremento delle emissioni di anidride carbonica fa in modo che essa si concentri nell’atmosfera. L’attuale concentrazione è la più alta degli ultimi 650.000 anni e forse anche più. Questo aumento è dovuto in parte anche alle emissioni dei paesi di nuova industrializzazione, quali Cina ed India. In natura esistono dei sistemi in grado di catturare il carbonio presente in atmosfera, ma questa loro capacità si sta riducendo di anno in anno. Questo significa che, gradualmente, una maggiore percentuale di carbonio rimarrà libera nell’aria e contribuirà al riscaldamento globale, causando così danni significativi all’ambiente.

Il riscaldamento globale ha già causato riduzioni nei raccolti di mais, frumento ed orzo; un peggioramento della situazione si prevede che interesserà soprattutto l’Asia e l’Africa, le due regioni maggiormente penalizzate dalla carenza di cibo. Inoltre, questo declino coinvolgerà anche

l’attività della pesca. Le conseguenze dei cambiamenti climatici si riversano anche sul delicato equilibrio degli ecosistemi. Negli oceani alcune specie stanno migrando a nord a causa del riscaldamento delle acque. Nelle zone tropicali i rapidi cambiamenti di temperatura causeranno l’estinzione di parecchie specie animali, ma non solo, anche di piante, fiori e frutti. Nel nord Europa, invece, l’aumento di insetti causato dal caldo provocherà seri danni alle foreste di betulle. Anche il cambiamento della disponibilità di cibo ed acqua probabilmente sarà causa di problemi, quali migrazioni forzate, soprattutto per le popolazioni costiere, come in parte sta già avvenendo. Infine, il riscaldamento globale è causa di problematiche respiratorie e cardiovascolari, in particolare negli adulti e negli anziani.

Tutti insieme per il cambiamento

Tutti quanti dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento nei confronti dell’ambiente. E’ necessario capire che ogni azione compiuta da noi a livello quotidiano, anche la più comune e banale, come gettare un mozzicone di sigaretta a terra, può avere conseguenze impattanti, soprattutto se si moltiplica questa azione per il totale degli abitanti del pianeta. Usare l’auto, anche per brevi tragitti, comporta l’aumento delle emissioni di gas nell’atmosfera; gettare i rifiuti senza differenziarli fa sì che essi non vengano riciclati, ma bruciati e la loro combustione inquina ovviamente l’atmosfera. L’aria inquinata è responsabile dei cambiamenti climatici, i quali a loro volta generano le situazioni critiche che sono già davanti ai nostri occhi. Dobbiamo comprendere che l’azione del singolo si riflette nel globale: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, per la terza legge della dinamica. Se vogliamo garantirci un futuro non ci resta che modificare eventuali comportamenti sbagliati, non rimanere prigionieri di un cieco individualismo, incoscienti del fatto che siamo in realtà tutti collegati.

Francesca Roveda (Cheyenne)

L’importanza di un’alimentazione corretta al tempo del Coronavirus

Abstract: Nella strenua battaglia dell’umanità al coronavirus ci viene detto di tutto, imposte restrizioni, ripetute allo sfinimento raccomandazioni, ma nessuno o rari accenni a quello che ognuno di noi può fare per ottenere una forma fisica ottimale. 

Mens sana in corpore sano 

Nella battaglia che tutto il mondo si trova oggi ad affrontare contro il nemico “invisibile” numero uno non c’è giorno che passi senza che ci vengano ripetute, come un mantra ossessivo, le modalità comportamentali da tenere per proteggere noi stessi e gli altri dal contagio: indossare la mascherina, distanziamento fisico e disinfezione continua delle mani. Regole buone e giuste, ma non sufficienti per garantirci, se non una chimerica immunità, almeno uno scudo protettivo rinforzato

Gli antichi, che erano senz’altro più saggi di noi oltre che rispettosi dei limiti umani, riassumevano la loro idea di salute nel celebre motto “mens sana in corpore sano”. In effetti sfido chiunque a non ammettere che dopo un allenamento, una corsa a piedi o una pedalata in bicicletta, non ci si senta a posto con se stessi e con la propria coscienza in primis, ma anche pervasi da un senso di benessere psico-fisco che mai come in questo momento può aiutarci a contrastare gli effetti negativi del virus e della psicosi ad esso sottesa. 

Una corretta alimentazione può aiutarci a raggiungere una forma fisica salutare 

L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale per la nostra salute e per sostenere il nostro sistema immunitario ed alcuni alimenti possono contribuire più di altri a garantirci la giusta quantità di vitamine, minerali, antiossidanti ed altre sostanze utili a rinforzare e sostenere il sistema immunitario. 

Durante l’inverno il nostro organismo viene messo a dura prova dalle temperature più rigide che contribuiscono a rendere il nostro corpo più vulnerabile a batteri e virus, compromettendo il nostro sistema 

respiratorio. 

Inoltre durante la stagione invernale la tendenza è quella di trascorrere la maggior parte del tempo in luoghi chiusi, poco arieggiati e spesso affollati, aumentando il rischio di entrare in contatto con microrganismi patogeni. La dieta quotidiana dovrebbe fornire tutte le sostanze delle quali il nostro corpo ha bisogno e sulla nostra tavola non dovrebbero mai mancare abbondanti porzioni di verdura, possibilmente cruda, frutta fresca, cereali integrali e legumi, così da assicurare le giuste quantità di macro e micronutrienti necessari a sostenere l’organismo ed a farlo funzionare in modo corretto. Un aiuto prezioso per aumentare le difese immunitarie arriva dai super alimenti naturali e vegetali particolarmente ricchi di vitamine, sali minerali, acidi grassi essenziali, molecole antiossidanti e altri nutrienti, capaci di migliorare la risposta dell’organismo allo stress e rinforzare il sistema immunitario. 

I super alimenti in grado di rinforzare il nostro sistema immunitario 

Tra i super alimenti in grado di creare una naturale barriera contro le avversità esterne si annoverano alcuni vegetali come il cavolo ed il broccolo, frutti rossi come i mirtilli o la melagrana ed il cacao, più puro possibile. 

Ma ve ne sono molti altri, assai meno presenti nelle tradizioni culinarie occidentali, che possono essere utilizzati sia sotto forma di integratori che in aggiunta alle nostre ricette. Partiamo dall’alga spirulina, una micro alga d’acqua dolce particolarmente ricca di proteine, ferro, fosforo e vitamina k, che svolge una potente azione anti ossidante e ricostituente. Può essere assunta in capsule, ma anche aggiunta in polvere nell’impasto di dolci ed in generale in prodotti da forno o in frullati e minestre per potenziarne le proprietà benefiche; il tè matcha, uno speciale tè verde ricco di antiossidanti ed in grado di sostenere il sistema immunitario. La polvere di tè matcha, sposandosi con aromi come la cannella, la vaniglia ed il cioccolato bianco, può essere aggiunta nelle bevande a base di latte, vaccino o vegetale e nei dolci; infine il miele di Manuka, particolarmente denso e cremoso, dalle benefiche proprietà dovute alla molecola Metilgliossale, che lo differenzia da qualsiasi altro miele in commercio. Un’alimentazione quanto più possibile sana e corretta, unita ad un moderato e costante allenamento fisico potranno contribuire senz’altro a mitigare i danni delle aggressioni esterne, ma soprattutto renderci più in equilibrio con noi stessi e con gli altri. 

Francesca Roveda (Cheyenne)

STRESS DA COVID-19: STARE SERENI SI PUO’ (E SI DEVE)

Se pensavamo di essercela cavata con il primo lockdown, eccoci alle prese con il secondo, con tutte le problematiche che un isolamento forzato e prolungato può comportare

RIASSUNTO DELLA PUNTATA PRECEDENTE

“Non ce n’è COVIDDI…” dice una sciagurata immortalata da una telecamera in quel di Mondello, all’indomani della nostra prima “scarcerazione” dopo due mesi del primo drammatico lockdown a causa di un virus tanto invisibile quanto insidioso. La signora sulla spiaggia palermitana gridava la mondo la sua voglia di mare e di leggerezza, con quel tono così pateticamente folkloristico che l’ha resa più popolare di Jim Morrison, al punto che è di queste ore la notizia della realizzazione di un videoclip sulle note della frase imbarazzante.

Magari non tutti noi siamo arrivati a tanto, ma alzi la mano chi, una volta sancita la fine del periodo di confinamento, non ha approfittato di ogni momento libero per andare a trovare un amico, per organizzare quella cena sempre rimandata con i compagni delle elementari o semplicemente per riprendere a vivere la propria vita pensando che il virus fosse, se non definitivamente dormiente, almeno sotto controllo.

E invece rieccoci al secondo temuto lockdown, che, come il vizio-di wildiana memoria-che non osa dire il suo nome, non abbiamo il coraggio nemmeno di pronunciare, tanto ci fa orrore il significato di quella parola.

IL SECONDO TEMUTO LOCKDOWN

Prima ci sono state le restrizioni, via via sempre più stringenti, poi il coprifuoco ed ora la suddivisione della nostra penisola in aree di colori diversi a seconda della gravità della situazione, tanto che su tutti i social, ancora prima dell’ufficializzazione del nuovo DPCM in vigore dal 6 novembre scorso, circolavano vignette satiriche paragonanti il decreto al gioco del Risiko.

Ma c’è poco da ridere, anche se è vero che l’umanità ha sempre utilizzato l’ironia come strumento per sopravvivere.

Il senso di incertezza e di precarietà che la comparsa di questo virus ha portato nelle nostre vite è innegabile. Se il primo lockdown ci ha colto del tutto impreparati e lo abbiamo affrontato con più o meno incoscienza, in questo caso ne siamo drammaticamente consapevoli, di conseguenza lo sconforto è, se possibile, anche peggiore di prima, con gravi conseguenze sul nostro equilibrio psichico e sulla nostra salute mentale, oltre che fisica.

LO STRESS DA COVID: COS’E’ E COME SI PUO’ RICONOSCERE

Lo stress è uno dei principali nemici dell’uomo ed entra in campo quando, ad esempio, abbiamo paura di una situazione nuova, che si rivela dannosa per noi stessi e per coloro che amiamo. L’ansia, di fronte all’incertezza, si accentua sconvolgendo tutte le nostre abitudini e compromettendo il benessere a cui eravamo tutto sommato avvezzi prima dell’avvento della pandemia. Secondo una ricerca condotta da The Conversation-rete di organi di informazione senza scopo di lucro che pubblicano sul web notizie prive di copyright scritte da accademici e ricercatori- più del 50% della popolazione ha riportato livelli di sofferenza elevata durante il periodo pandemico. Le paure più comuni, che si manifestano attraverso i sintomi da stress traumatico, riguardano la possibilità di contagio e le conseguenze socioeconomiche, L’esposizione prolungata a stimoli stressanti può condurre allo sviluppo di molte patologie, in particolare psichiatriche e cardiovascolari.

RIDURRE LO STRESS DA COVID SI PUO’ E SI DEVE FARE

Già a marzo scorso il ministero della Salute aveva divulgato un vademecum per imparare a fronteggiare l’emergenza sanitaria nella maniera più serena possibile,

Innanzitutto dobbiamo tenere a mente che le reazioni emotive dipendono anche dalla nostra capacità percettiva e dalla nostra immaginazione. Va da sé pertanto che, per poter stare bene, è importante indirizzare i nostri pensieri a cose in grado di darci piacere, distraendoci con attività che ci appassionino, come leggere, guardare un film, cucinare, curare le piante, accudire i nostri amici animali, svolgere attività fisica, qualora possibile o qualunque altra cosa che ci faccia stare bene-anche fare l’amore, perché no. Ma soprattutto, cerchiamo di tenere vivi i legami sociali, incoraggiandoci spesso l’un l’altro, attraverso tutti gli strumenti che la tecnologia mette fortunatamente a nostra disposizione.

Personalmente mi aiuta stilare un planning settimanale delle mie attività, pianificando dalle uscite con il cane alla pratica della spesa, dall’allenamento casalingo alla cura di me stessa, in modo da non lasciare troppo tempo e spazio ai pensieri nefasti ed alla naturale tendenza alla commiserazione. Quando mi assale l’angoscia, penso ai miei nonni, che hanno superato due guerre e malattie potenzialmente più mortali ai loro tempi.

Non chioserò con la frase più strombazzata durante il primo lockdown, “andrà tutto bene”, preferisco “e quindi uscimmo a riveder le stelle”.

Francesca Roveda

Le “Belve”

Ieri ci siamo svegliati con la notizia raccapricciante della morte di un ragazzo di 21 anni, Willy Duarte, ridotto in fin di vita da un branco di selvaggi senza Dio, senza morale, privi di qualunque forma di umanità. Tutti i giornali hanno pubblicato le foto di due dei responsabili e principali imputati, in costume, abbronzati, con tanto di pettorali e tatuaggi in vista, come fossero modelli di Dolce&Gabbana, anziché due impietosi assassini. Una scelta di immagine quanto meno di cattivo gusto: le loro facce fotografate in commissariato mi sarebbero parse più appropriate.

Il fatto, avvenuto nel comune laziale di Colleferro, è ormai noto e non vi è alcun bisogno che io torni sulla dinamica dell’accaduto. Per futili motivi è scoppiata una rissa e il ventunenne Willy, di corporatura esile e non abituato a menar le mani, al contrario dei quattro protagonisti del pestaggio, è stato ammazzato di botte, nonostante li supplicasse di smettere.

Essendo figli della società virtuale, ovviamente anche i due imputati rispettivamente di 24 e di 26 anni, che sono fratelli, hanno un account Instagram. Sotto la maggior parte delle immagini postate da uno di loro si leggono commenti atroci, inni alla giustizia sommaria ed insulti della peggior specie.

Io confido che l’accusa di omicidio preterintenzionale a loro carico possa ottenere il massimo della pena, ma non giustifico il linciaggio pubblico, che se un tempo veniva quanto meno messo in pratica, al giorno d’oggi si riduce alla definizione di “hater da tastiera”. Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, ma se libertà significa augurare la morte nelle modalità più triviali ed esprimersi in maniera gratuitamente volgare, allora ci si mette sullo stesso piano dei colpevoli. Perché i colpevoli sono ragazzi senza cultura, senza ideali, senza valori che vadano oltre la cura di sé ed l’ossessione della propria immagine. Perché una società in cui vengono a mancare i pilastri fondamentali della civiltà, come l’educazione e il rispetto dell’altro, è malata e destinata ad un inarrestabile degrado.

Ad un atto di simile ferocia come si può rispondere? La mia risposta è che la violenza non deve mai essere giustificata. La violenza chiama violenza, innescando un meccanismo di odio, vendetta e rancore senza fine.

Francesca Roveda (Cheyenne)

La soglia dei 50

A quasi cinquant’anni viene spontaneo fare un bilancio della propria vita, dei propri traguardi professionali e di eventuali obbiettivi ancora da raggiungere.

Nel mio caso, posso senz’altro andare fiera di un passato glorioso e del tempo in cui ogni sogno sembrava diventare realtà. Purtroppo oggi non posso dire la stessa cosa. Non incolpo niente e nessuno, mi piace affermare spesso che il mondo non ci deve nulla. I giorni e gli anni sono fuggiti in maniera quasi incontrollabile e, sì, “confesso che ho vissuto”.

Una donna della mia età ha troppa esperienza per ottenere incarichi al di sotto delle proprie competenze ed è troppo vecchia per potersi imporre in un mercato guidato sempre più dai social e dalla tirannia degli stereotipi che, anche nel 2020, pretendono che le donne non invecchino mai.

Reinventarsi, dunque, non è cosa da poco.

Ma io ho fiducia in me stessa e sono convinta che la strada da perseguire risieda laddove non ho mai guardato. Con un pizzico di coraggio.

Il sogno dell’eterna giovinezza e le nuove frontiere della bellezza

Il sogno dell’”eterna giovinezza”e la cruda realtà.

La pillola dell’eterna giovinezza che prometteva alle esilaranti Meryl Streep e Goldie Hawn l’immortalità nel film Death becomes her (La morte ti fa bella) non esiste ancora, ma molti passi in avanti sono stati fatti per avvicinarci all’obbiettivo. Che poi, chi la vuole davvero l’eterna giovinezza? Per quanto mi riguarda associo l’età dell’adolescenza ad una serie di tragicomici errori, delusioni e tentativi goffi di apparire più grande di quel che ero… ah, se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse… gli anni però passano per tutti e superati i 40 (ma anche molto prima, basti pensare alle adolescenti che a soli 16 anni si fanno regalare dal “papi” facoltoso un seno nuovo) è tutta una corsa contro il tempo per togliersi rughe, chili e anni di troppo.

Con l’avvento delle nuove tecnologie laser anche il chirurgo sembra preistoria: ormai senza fastidiose iniezioni si possono raggiungere risultati analoghi, escludendo i lifting e gli interventi in sala operatoria.

Le nuove frontiere della scienza e dell’estetica per inseguire il sogno dell’”eterna giovinezza”.

Se riuscite a provare indifferenza per il crudele trascolorare della stagioni buon per voi, per tutti gli altri un interessante ritrovato in campo estetico potrebbe fare al caso vostro in tema di ringiovanimento.
Qualche settimana fa sono stata invitata a provare un apparecchio la cui peculiarità è un rullo dotato di tante sfere in silicone anallergico posizionate a nido d’ape, dalle “miracolose” capacità di ringiovanimento cellulare e risveglio muscolare.

Dopo essermi posizionata sul lettino a pancia in su, il rullo “miracoloso” ha iniziato ad esfoliare la superficie della mia pelle con una serie di movimenti e di pressioni leggere che, in una seconda fase, sono diventate più intense, per stimolare in profondità i muscoli, come mi è stato spiegato. Il massaggio finale serve per veicolare in profondità sostanze già contenute nel nostro derma come l’acido ialuronico. La durata del trattamento si aggira intorno ai 45 minuti, anche perché, non so voi, ma personalmente già dopo mezzora inizio a scalpitare, rosa dai sensi di colpa per il tempo sottratto agli impegni

quotidiani, su tutti le almeno tre uscite con il cane…
Ma non è finita qua, perché il rivoluzionario rullo funziona anche sul nemico numero uno di ogni donna: la cellulite. Attraverso varie azioni sinergiche, dalla vascolarizzante alla rimodellante, il trattamento promette benefici a livello di riattivazione muscolare, con miglioramento della circolazione ed immediato effetto drenante.

Endosphères Therapy: cos’è e quanto costa.

Come si chiama? Già, altrimenti come fate a provarlo…il trattamento si chiama Endosphères Therapy ed è accreditato presso importanti centri di ricerca, quali il Dipartimento di Fisioterapia dell’Università G. D’Annunzio di Chieti, l’ Accademia Italiana della Bellezza-Studio delle Patologie Estetiche di Arezzo e il Centro di riabilitazione di Montescano (Pv). Per evitare sgradevoli sorprese al momento del conto è il caso di dare uno sguardo ai prezzi, che partono da 90 euro a seduta per 50 minuti di trattamento viso e da 80 per 45 minuti di trattamento corpo. Abbiate cura di voi stessi, ma soprattutto, concedetevi qualche coccola per spezzare il “logorio della vita moderna”: restare giovani in eterno è ancora impossibile (e forse è giusto che sia così), ma sentirsi meglio si può.

Francesca Roveda (Cheyenne)Woman's faces with lifting arrows

Drugo, un cane in quarantena

Drugo

Antefatto: La “grande fuga”

Provate ad immaginare di dover restare chiusi in casa, pratica che abbiamo adottato da più di un mese dopo la dichiarazione della quarantena, da soli, senza la compagnia di una figlio, un compagno, un amico. C’è chi si ritrova a vivere questo periodo lontano dalle propria famiglia e dai propri affetti per esigenze lavorative e chi ha scelto di isolarsi deliberatamente per non mettere a rischio la salute di persone care, che si trovano in condizioni già critiche, evitando responsabilmente di aggravarne la situazione. Sabato 7 marzo, prima dell’entrata in vigore del decreto, io mi trovavo con il mio compagno in un delizioso agriturismo, immerso nella campagna veneta, a godermi un buon piatto di tortelli ripieni di formaggio e cavoletto di Custoza, quando sono stata raggiunta da una raffica di telefonate e messaggi allarmanti di amici e conoscenti che mi consigliavano di fare ritorno a Milano al più presto, per evitare di restare bloccata in Veneto per tutto il tempo della quarantena, che sarebbe entrata in vigore dal giorno successivo.

La mattina, dopo una notte tormentata ed assalita da ogni sorta di dubbio, ho caricato in macchina il mio cane Drugo e sono partita alla volta del mio domicilio milanese: lontana dalla mia Verona, dove ho tuttora la residenza, ma vicina al mio lavoro, che è quello di parlare alla radio tutte le sere

dalle 23 all’una su Rtl 102.5.
Al contrario della rocambolesca “grande fuga” da Milano verso le destinazioni più disparate che ha visto protagonisti la maggior parte dei pendolari nella notte tra il 7 e l’8 marzo, io ho percorso il tragitto contrario. A farmi compagnia in questa permanenza forzata c’è quello che io chiamo il mio quadrupede: Drugo.

Drugo, un cane in quarantena

Drugo è un molossoide di più di trenta chili che ho adottato nel 2013 presso la sede di Redecesio della Lega nazionale per la difesa del cane. Classificato dai volontari e dagli operatori come un cane diffidente e non adottabile, Drugo- che si chiama così in onore al grande Lebowsky-è diventato, non senza un percorso di educazione complesso ed articolato, il mio amico inseparabile, l’amore della mia vita-con buona pace del mio compagno umano Matteo. Essendo come tutti i meticci particolarmente intelligente e sensibile, sono convinta che all’inizio non abbia compreso il motivo della nostra reclusione milanese, che giorno dopo giorno è diventata sempre più rigida. Abitando in prossimità di un vasto parco per noi il contatto con la natura è quotidiano e senza orari. Ma con l’introduzione dell’ulteriore restrizione, prevista dal decreto, che limita le uscite con i cani a 200 metri dal proprio civico, le passeggiate da illimitate sono diventate cronometrate e il momento del gioco-il lancio di un legnetto che Drugo deve riportarmi finché non stramazza al suolo esausto-è all inclusive, cioè compreso in una delle tre uscite di prassi. Dopo più di un mese di limitazioni della nostra libertà, abbiamo affinato lo studio degli orari nei quali è meno probabile trovare assembramento di cani e umani, inclusi gli irriducibili della corsetta e ci concediamo un giro più rilassato, con un occhio sempre vigile sul probabile arrivo di una pattuglia di

controllo. Noi, però, muniti di mascherina, guanti mono uso ed auto certificazioni siamo in regola. Prima di entrare in casa il quadrupede si sottopone volontariamente alla disinfezione delle zampe con le apposite salviette: a scanso di equivoci, avendone sentite di tutti i colori, non vanno utilizzati alcol o candeggina direttamente sull’epidermide o sul manto del cane, perché sono ovviamente sostanze altamente tossiche per gli animali.

Drugo non sembra soffrire del cambio di abitudini, anzi, quando tento di convincerlo ad uscire, più per il mio piacere che le sue reali esigenze, spesso mi regala la vista del suo deretano e si sistema nella sua confortevole cuccia a zampe all’aria, posizione da relax al top!

Il COVID-19 e gli animali

Essendo quest’emergenza una situazione senza precedenti, è facile imbattersi, in particolare sul web, in refusi, dati contrastanti ed allarmismi infondati. Dopo la notizia di qualche giorno fa riguardante una tigre malese, detenuta presso lo zoo del Bronx di New York, risultata

positiva al COVID-19, è facile immaginare che qualcuno possa essere stato preso dal panico al pensiero che anche il proprio gatto o cane di casa contraggano il virus. E’ dunque opportuno sottolineare che, secondo il parere degli esperti, gli animali non possono contagiare l’uomo, casomai il contrario: dovrebbero pertanto essere i nostri amici animali a volerci abbandonare. Ma loro non lo farebbero mai. I cani ed i gatti hanno modalità diverse di affezione all’uomo, ma in ogni caso nutrono attaccamento e fedeltà nei confronti del proprio amico umano.
Lungi dal voler impartire una lezione di zoofilia, invito tutti coloro che in questo momento hanno la fortuna di condividere il proprio tempo, improvvisamente dilatato, con un amico a quattro zampe a continuare a rispettarlo ed

amarlo. Per chi avesse serie di difficoltà di gestione del proprio animale sono a disposizione per ogni regione appositi numeri d’emergenza. Ma se siete arrivati fino a questo punto del mio racconto su Drugo e sulla nostra esperienza di sopravvivenza a due sono certa che il pensiero di abbandonare il vostro affezionato amico a quattro zampe non vi ha nemmeno sfiorati.

Stay inside, stay safe!

Francesca Roveda (Cheyenne)

Xmas loves Dogs

 

Oggi è una giornata speciale per Milano, sia perché la neve e la pioggia hanno smesso di funestare le giornate dei suoi abitanti, già di per sé poco solari sia perché qualcosa di buono sta per accadere sotto questo timido cielo vagamente soleggiato. Dalle ore 10.00 alle ore 20.30, presso lo spazio Prince and Princess di Via Meravigli, nel cuore di Milano, è in corso l’iniziativa XMAS LOVES DOGS, supportata dall’ambizioso Progetto Conto Fido, che prevede un’ intera giornata dedicata ad una” buona causa”. VIP, giornalisti e politici s’improvviseranno toelettatori per cani ed il ricavato del servizio beauty, retribuito dai clienti, sarà devoluto al Canile Municipale di Milano. Aderiranno all’iniziativa molti volti noti al pubblico tra i quali Silvana Giacobini, Eva Henger, Raffaello Tonon, Gianluca Impastato, Serena Grandi, Viola Valentino e pure la sottoscritta… dunque vi aspettiamo. E ricordiamoci che quando fa freddo è freddo anche per i quadrupedi.

A Natale puoi

 

Abito in una specie di comune allargata, una sorta di terra franca lontana dall’assordante rumore della metropoli che si muove con il suo ritmo affannoso e frenetico ( spesso insensato). Un “non luogo” in cui esistono regole non scritte, ma che si rispettano come un codice d’onore. La prima è il sostegno ( solidarietà è una parola che mi fa orrore perché dietro ad essa si celano spesso interessi macchinosi e pelosi).
Il nuovo inquilino è un uomo che aveva fatto della strada la sua casa. Ora si sta reinserendo nella società, anche se in tutta sincerità non so quanto questo scelta possa essere considerata migliore della sua vita precedente. Ma ci sta provando. Si è dotato persino di un cellulare. E in casa ha il riscaldamento e l’occorrente per poter condurre una vita dignitosa. Di recente, sui gradini di una chiesa che frequenta, ha trovato dentro uno scatolone un cucciolo di cane. Come nelle fiabe se n’è innamorato all’istante e ha deciso di tenerlo con se. È una femmina di pochi mesi, l’ha chiamata Scheggia e io già l’adoro ( Drugo, il mio burbero meticcio di sette anni, un po’ meno perché i cuccioli, per i cani adulti, sono una rottura di scatole). Antonio fa lavori saltuari e per questo ha bisogno di una mano, anche se non l’ha chiesta espressamente. Attraverso Facebook ( per una volta un social fa il suo dovere) una delle più sensibili abitanti del “non luogo” ha portato alla luce la sua storia e la richiesta di un contributo da parte di tutti per la piccola Scheggia. Già stamattina sono arrivate le scorte di cibo e la prossima settimana l’amorevole zia di Drugo, donna Serena, che nel suo rifugio, Progetto Aquila, ospita centinaia di anime canine, la prossima settimana provvederà alle vaccinazioni. Piccola Scheggia, non sai quanto sei stata fortunata a capitare in questo non convenzionale e bislacco angolo milanese, dove chi è solo qui non lo è più.

La cambio io la vita che..

 

Sarà perché sua nonna paterna si chiamava Maria, come la mia, sarà perché è nata a Venezia, una delle città in cui amerei invecchiare e, perché no, anche morire ( “e dimmi che non vuoi morire”), sarà perché la prima volta che la incontrai, al mitico Premio Tenco, avrebbe gradito un gin tonic al posto del vino dell’infermeria tradizionalmente offerto da un oste d’eccezione, Francesco Guccini, ma Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo l’ho sempre amata. Riottosa alle regole ed alle imposizioni e destinata da subito alla musica, la piccola Nicoletta cresce in un clima sereno ed anti convenzionale con due nonni di ampie vedute ed estremamente liberali. Ragazzina estroversa eppure in grado di apprezzare intensi momenti di silenzio, come quelli condivisi con il poeta Ezra Pound che ha occasione di conoscere durante una “manca” da scuola e con il quale condivide, insieme alla sua compagna, lunghe passeggiate. Ma è il 1966 l’anno decisivo per quella che diventerà Patty Pravo, l’anno in cui, viaggiando con degli amici su un Maggiolino, approda al mitico Piper ideato dall’illuminato avvocato Crocetta, grande appassionato di musica rock e blues, che non appena la vede scatenarsi in pista con quell’allure particolare la precetta subito e le offre il più favoloso trampolino di lancio che un artista possa desiderare. Divertente è l’aggettivo più ricorrente del libro: perché per Patty, artista originale ed unica, tutto è più o meno divertente. E soprattutto ogni cosa accade nella sua vita surreale in maniera spontanea o casuale: per caso incontra Jimy Hendrix e si ritrova a girovagare per Roma, stipata in una Cinquecento con lui, in una notte in cui si dava la caccia all’ imprendibile Vallanzasca. Sono anni nei quali tutto sembra alla portata di mano per la bella e disinibita Patty, che ci confessa anche i suoi triangoli amorosi senza il minimo imbarazzo. Donna singolare, capace di allontanarsi nel deserto, una delle due misconosciute passioni, per settimane e di sparire dalle scene per lunghi periodi introspettivi ed estremamente privati. C’è spazio anche per il racconto dei suoi amori, oltre che dei suoi successi planetari in questa autobiografia scritta in maniera accurata. Quello che mi colpisce e che apprezzo in particolar modo è che non esistono parole recriminatorie nei confronti di qualcosa o qualcuno: quando si ama è per sempre, sembra suggerirci l’autrice, che ha vissuto ogni momento con la leggerezza e la spensieratezza del “qui e ora”, pur consapevole della straordinaria unicità della propria esistenza. Quella dell’ultima grande diva italiana.